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Una pillola di metodologia muratoriana

creato da Riccardo Bionducci ultima modifica 06/06/2011 11:12

Analisi

In una sua riflessione sul muratorianesimo (Pienza, 1995) Alessandro Giannini pensa che il pensiero filosofico muratoriano (già elaborato durante il periodo veneziano, 1950-55) travalichi le pareti dell'Estetica di Croce (il quale, muovendo da essa, muove dalla Realtà) verso la concretezza dell'Architettura.
Muratori separando Mente e Realtà — così "tradendo" l'unità dello Spirito con un dualismo tuttavia necessario a mantenere l'azione di resistenza alle idee opposta dell'essere-altro — muove invece dalla Logica, mettendo il linguaggio al posto della intuizione-espressione. Lo fa contemplando un'ulteriore dimensione, un momento pre-mentale che chiama Realtà, necessariamente data come infinitamente organica, tuttavia distinguibile in due aspetti — l'eidetico (l'immaginario della mente) ed il suo residuo iletico (fisico, materiale, che la mente elabora in tipi, i quali esistono di per sé: non sono una conquista della mente) — e così di seguito, all'infinito, con l'Uomo eternamente impegnato in un asintotico processo di adeguamento al Mondo, il risultato del quale possiamo definire Ambiente.
Secondo un ordine scalare, i gradi di questo Ambiente sono:

  1. l'ELEMENTO (assunzione mentale, cioè oggettivazione di dati oggettuali della realtà, individui, in serie occasionale)
  2. la STRUTTURA (aggregazione di elementi, strumentazione)
  3. il SISTEMA (integrazione di strutture)
  4. l'ORGANISMO (vitalizzazione del sistema)

I Momenti dello Spirito, ossia della vita della Coscienza nel suo rapporto ciclico con la Realtà, sono:


  1. il momento LOGICO, della distinzione soggettiva di oggetti naturali in classi, usando come seriali i valori organici di questi;

  2. il momento ECONOMICO, dell'uso strumentale soggettivo di tali classi, usando come seriali i loro valori seriali;
  3. il momento ETICO, del collegamento totalizzante soggettivo di tali strutture, adottando come organici i loro valori seriali;
  4. il momento ESTETICO, dell'attuazione individuale oggettiva di tali sistemi, adottando come organici i loro valori organici.

In vero, se il Mondo percepito, costituito da tutte le strutture umane concrete, è ancora Coscienza in quanto rapporto conoscitivo e produttivo dell'Uomo col Reale, questo processo è attivo non solo nel Soggetto percipiente ma anche nell'Oggetto.

Sintesi

Tutti abbiamo cognizione del fatto che in natura esistono le rocce e di come i loro frammenti e detriti, massi, scapoli, ciottoli, etc. si dispongano occasionalmente come oggetti individui; fin tanto che stanno dove stanno sono: "quel sasso, quella roccia, etc." che col tempo impariamo a riconoscere.


Un sasso, colto nella sua tipicità, è tuttavia pensabile come materiale che, assieme ad altri sassi simili, opportunamente collocati, può costituire una struttura, appunto una disposizione organizzata di materiali: una macera di recinzione (aggregazione a minor grado di organizzazione) o un muro di un edificio (aggregazione a maggior grado di organizzazione).

Il materiale litico, raccolta di pietre accatastate a piè d'opera da selezionare in base alle attitudini presentate, trova collocazione all'interno di un preciso disegno strutturale (idea di macera o muro) venendo disposto in posizione d'angolo o corrente o interna o a formare archi e piattabande etc., intenzionalmente mirato alla composizione di un sistema architettonico, nel caso più elementare monocellulare tondo o quadrato, nel caso ne sia già prevista l'aggregazione.


Le strutture murarie, integrate e disposte secondo un ordine gerarchico intenzionale volto alla costituzione di un organismo architettonico (prefigurato), definiscono uno spazio vocato allo svolgimento di determinate funzioni: un ricovero, una casa, una chiesa.


Attuazione ed uso restituiscono al Mondo un nuovo individuo che, chiudendo il ciclo, si ambienta, entrando così a far parte di una realtà preesitente arricchita dall'intervento inseritovi: nulla si è creato, se non una diversa organizzazione di elementi già presenti.
(il miglior complimento che si possa fare ad un'opera architettonica è pensare che sia sempre stata lì …).